Cosa sono i cosmetici sostenibili
e i cosmetici bio?

Cosa sono i cosmetici sostenibili
e i cosmetici bio?
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La sostenibilità è una scelta trasversale, che oggi tocca anche il settore della cosmesi. I vantaggi in questo campo non sono solo per l’ambiente, ma anche per gli utilizzatori perché troppi ingredienti chimici possono danneggiare pelle e capelli. Ma qual è il reale significato di cosmesi ecosostenibile? Corrisponde a prodotti biologici? È il momento di fare un po’ di chiarezza

La cosmetica inquina davvero? Lo rivela un’indagine

La sostenibilità oggi sembra avere il potere di Re Mida, che trasforma in oro tutto quello che tocca. L’attenzione all’ambiente è infatti un valore che impreziosisce prodotto e servizi e la cosmetica non fa eccezione. Secondo una ricerca presentata da Cosmetica Italia e realizzata da Quantis, le emissioni del settore cosmetico costituiscono fino all’1,5% delle emissioni totali del pianeta. La ricerca, dal titolo emblematico di Make up the future, sottolinea che il 40% di queste emissioni sono da imputarsi alle formule vere e proprie. Ecco quindi l’idea di prodotti ecosostenibili.

Cosmetici ecosostenibili e cosmetici bio: significato e differenze.

Possiamo definire cosmetici ecosostenibili i prodotti che cercano di diminuire l’impronta ambientale, ovvero l’impatto che il prodotto ha sull’ambiente nel suo intero ciclo di vita. I modi per rendere questo impatto più leggero sono diversi. Si può migliorare l’INCI, ovvero l’elenco degli ingredienti scegliendo sostanze meno inquinanti, si può operare sul packaging scegliendo materiali riciclati e/o riciclabili, si può puntare a una lavorazione che consumi meno energia.
I cosmetici bio sono invece realizzati con ingredienti biologici e possono avere anche la certificazione Ecocert. Esistono marchi di nicchia particolarmente attenti all’origine biologica dei loro ingredienti, come avviene per la linea Hemp Care, che sfrutta le proprietà lenitive e calmanti della canapa.

Funzionano davvero i cosmetici ecosostenibili?

La nuova frontiera della ricerca abbina efficacia reale e naturalità degli ingredienti. Questo è possibile soprattutto quando il reparto ricerca si impegna ad abbinare attivi tecnologici di ultima generazione con ingredienti offerti dalla natura, creando formule dall’efficacia potenziata.

I cosmetici cruelty free, un altro modo di essere sostenibili.

Gli animali fanno parte del nostro mondo e sempre più persone non accettano che i prodotti che scelgono per bellezza e benessere siano testati su animali. Anche in Italia sono numerosi i brand che abbracciano questa filosofia, come per esempio Bottega Verde, Catrice, L’Erbolario e Pupa Milano. Alcuni paesi seguono una diversa tendenza in questo campo. In Cina fino a poco tempo fa era obbligatorio testare un prodotto cosmetico sugli animali prima di poterlo mettere in commercio.

Le grandi aziende cosmetiche e l’ecosostenibilità

La materia è particolarmente complessa e come scritto poc’anzi ci sono vari modi di essere cosmetici sostenibili e ogni azienda affronta il tema in modo diverso. La maggior parte delle grandi aziende ha già lanciato linee ecosostenibili che vanno ad affiancare la produzione classica. Henkel, per esempio, ha firmato la linea N.A.E. Naturale Antica Erboristeria, realizzata con il 97% di ingredienti di origine naturale e almeno il 10% proveniente da agricoltura biologica, in formule vegane 100%. L’Oréal, la multinazionale cosmetica di origine francese, si è aggiudicata per 4 anni di fila una A in tutte le categorie del CDP, la certificazione volontaria di attenzione all’ambiente: cambiamento climatico, sicurezza delle risorse idriche e foreste.

Le altre “mosse” ecosostenibili delle aziende cosmetiche

Molti professionisti del marketing si sono accorti che i cosmetici che vantano impegni a favore del pianeta risultano più graditi. Si tratta di un plus in più che aiuta a conquistare il consumatore. Sono così fiorite le iniziative lodevoli in questo senso. Portiamo come esempi encomiabili due aziende che hanno iniziato entrambe nel 2012. Da quell’anno l’azienda francese Caudalie devolve l’1% del suo fatturato mondiale ad associazioni dedicate alla tutela dell’ambiente e oggi è il primo contributore mondiale del settore bellezza dell’associazione “1% for the Planet”. Biotherm sempre nel 2012 ha avviato il programma Waterlovers a difesa degli oceani e parallelamente apporta continue innovazioni ecologiche alla sua linea di solari che porta il nome Waterlover.

Le aziende cosmetiche che diventano società Benefit

Alcune aziende hanno scelto di esaltare la propria vocazione alla sostenibilità trasformandosi in B Corporations, ovvero società Benefit che apportano benefici non solo a se stesse con il fatturato, ma anche alla comunità e all’ambiente che le ospita. Questo in un’ottica di continuo e reciproco miglioramento. È una strada esplorata da Yves Rocher in Francia (al grido di “Riduci-Riusa-Ricicla) e in Italia da Herbatint e Davines, che da anni propone i suoi prodotti sostenibili professionali per i parrucchieri.

L’importanza del packaging nella cosmetica ecosostenibile

Il packaging impatta sull’impronta ecologica dei cosmetici per il 20%, come rivela il Sole 24 Ore. Ed è facile capire il perché, visto che la plastica è tra i materiali più utilizzati nel settore. Tra i suoi pregi, la versatilità, l’igiene, la leggerezza. Difficile farne a meno. Per questo molte aziende affinano la loro ricerca ulteriormente. Per esempio L’Oréal mira a realizzare entro il 2030 il 100% dei packaging in plastica solo con materiali riciclati o di origine biologica. Altre aziende scelgono ove possibile il cartone riciclato o riciclabile, che comunica immediatamente un’aria di naturalità. Per trovare nuove soluzioni al packaging, alcune aziende innovative hanno modificato il prodotto, per esempio rendendo solido lo shampoo. Un prodotto solido, anzi Solid.O (è questo il nome del brand) si veicola anche con poca carta riciclabile.

Il fenomeno del greenwashing nella cosmetica (e non solo)

Davanti alla prospettiva di un maggior successo, qualcuno ha pensato di approfittarne e di potersi “lavare la coscienza” con un piccolo gesto a favore del pianeta. In questo caso si parla di greenwashing, appunto lavarsi la coscienza con un’azione green o con uno storytelling troppo generoso. Una strategia di comunicazione che non si basa su fatti reali ha però breve durata perché i consumatori sono sempre più informati ed esigenti.